Come resistere alla decadenza

No, caro Salvatore Merlo, la storia non si ripete mai, se non per un artificio politico o giornalistico. Allora anche l’equiparazione fra Craxi-Martelli e fra Berlusconi-Alfano funziona solo come brillante gioco delle coppie e delle generazioni, ma non rispetto alla sostanza. Un punto in comune Craxi e Berlusconi certamente lo hanno ed esso è assolutamente drammatico. Esso è costituito dal fatto che in Italia c’e, per dirla con il titolo di un libro francese, un “un circo politico-mediatico-giudiziario” che, attraverso l’uso politico della giustizia, condiziona e talora stravolge la vita politica italiana almeno dal 1992. di Fabrizio Cicchitto Leggi anche Merlo La solitudine dei numeri due
16 AGO 20
Immagine di Come resistere alla decadenza
No, caro Salvatore Merlo, la storia non si ripete mai, se non per un artificio politico o giornalistico. Allora anche l’equiparazione fra Craxi-Martelli e fra Berlusconi-Alfano funziona solo come brillante gioco delle coppie e delle generazioni, ma non rispetto alla sostanza. Un punto in comune Craxi e Berlusconi certamente lo hanno ed esso è assolutamente drammatico. Esso è costituito dal fatto che in Italia c’e, per dirla con il titolo di un libro francese, un “un circo politico-mediatico-giudiziario” che, attraverso l’uso politico della giustizia, condiziona e talora stravolge la vita politica italiana almeno dal 1992. Esso è costituito dal ben noto giornale-partito (La Repubblica), da alcune procure, da Magistratura Democratica, da alcuni talk show televisivi, da un pezzo del Pd. Questo “circo”, indipendentemente dagli elettori, dal 1992 al 2013, pur di fronte alla molteplicità delle fasi e delle stesse forze politiche in campo, ha affermato quello che ormai, per dirla in termini gramsciani, è un autentico dominio, con tutta la sua rozzezza e brutalità. Non a caso oggi Luciano Violante marca la sua estraneità da un processo che alle origini egli stesso aveva contribuito a mettere in moto, ma rispetto al quale adesso non si riconosce. Questo circo politico-mediatico-giudiziario, nel ’92-’94, liquidò prima Craxi e poi tutti i cinque partiti che avevano governato l’Italia dal 1948 al 1991. Poi dal 1994 in poi il “circo” ha concentrato i suoi colpi su Berlusconi, che, diversamente da Craxi, non aveva certo impersonato la politica pura, ma anzi all’inizio aveva cavalcato una singolare combinazione di populismo e di nuovismo. Poi, lo stesso Berlusconi per tenere botta per lunghi anni – in una guerra non più solo di movimento ma anche di posizione che ha richiesto e richiede per “tenere” nel parlamento e sul territorio anche l’impiego dei vituperati politici di professione – ha recuperato, oltre agli elettori e a una parte di quadri, anche la cultura di matrice cattolico-sociale, quella socialista- riformista e quella liberale.
Per circa 20 anni Berlusconi ha impattato una partita difficilissima combinando insieme la sua straordinaria forza carismatica, con rilevanti mezzi finanziari e mediatici, derivanti, per dirla esplicitamente, anche da quel conflitto di interesse del quale bisogna smettere di vergognarsi, ma che va rivendicato come fondamentale strumento di democrazia bipolare in una situazione nella quale, dall’altra parte, nel 1993-1994, c’era una sorta di “Invincibile Armata” costituita dai due partiti ex-post-comunisti, dalla sinistra democristiana, dal giornale-partito, dalla Cir, da una parte del sistema bancario guidata da Bazoli, Prodi e Guzzetti, dalla Lega delle cooperative e dal Monte dei Paschi di Siena. La differenza fra le due fasi è molto profonda. Craxi fu spazzato via in solo due anni e l’operazione avvenne distruggendo il Psi e nel contempo mettendo contro il leader socialista tutta l’opinione pubblica, di destra, di centro e di sinistra che fosse. Purtroppo, caro Merlo, Claudio Martelli – che adesso ha scritto, come tu dici, un bellissimo libro e che allora, come oggi, poteva usufruire di estese e raffinate letture – non capì che il bombardamento giudiziario era concentrato sul Psi in quanto tale senza distinzioni di sorta. L’errore, non il tradimento, di Martelli fu quello di distinguersi da Craxi non su un terreno propriamente politico, ma su quello della “questione morale”. La sua rivendicazione di “salvare l’onore dei socialisti” fu francamente imperdonabile, imprudente e controproducente, specie perché fatta da chi aveva da sempre condiviso il frigorifero di casa Craxi e non a caso Martelli fu colpito e affondato facendo riemergere quel “conto protezione” che aveva in comune con Craxi.
Nulla di cui scandalizzarsi, intendiamoci, in una situazione nella quale il finanziamento irregolare dei partiti e il loro rapporto collusivo con le imprese era un aspetto fondamentale del sistema Italia e coinvolgeva in vario modo tutti, Pci compreso.
Allora la vicenda attuale riguardante Berlusconi, Angelino Alfano e il Pdl, è per un verso altrettanto drammatica ma è per molti aspetti largamente diversa da quella che riguardò Craxi-Martelli e il Psi, fermo rimanendo l’elemento in comune costituito dall’uso politico della giustizia. Questa volta la partita non è precipitata in due anni ma si è dipanata per circa vent’anni, dal 1994 fino ai giorni nostri. Diversamente da Craxi, grazie al suo carisma e al suo conflitto di interesse, Berlusconi ha tenuto botta per circa vent’anni, ma anch’egli, però, oggi è arrivato a un punto drammatico: il meccanismo giudiziario quando viene messo in moto in modo totale, ossessivo e aggressivo (circa 53 processi, centinaia di migliaia di intercettazioni, centinaia di perquisizioni) e’ inesorabile, e prima o poi arriva allo scopo, se non è bloccato dalle autorità di garanzia, Corte Costituzionale e Cassazione. Oggi Berlusconi è in una seria difficoltà, corre il rischio di essere dichiarato decaduto dal Parlamento per due processi, quello Mediatrade e quello Ruby, che gridano entrambi vendetta al cospetto di Dio (e degli uomini) anche perché, per quello che riguarda il primo (Mediatrade) sarebbe bastato che l’azienda (Mediaset) avesse chiesto il condono e la pratica si sarebbe chiusa, mentre il secondo ha tradotto in reati penali quelle che erano delle feste, forse discutibili dal punto di vista politico, ma sempre della feste private.
Ma non è questa la sede per esaminare in dettaglio le caratteristiche dei processi (ed eventualmente la perversità delle accuse e gli eventuali errori delle difese). Questo è il momento per fare i conti con la realtà politica che deriva da tutto ciò e cercare – perché a nostro avviso ciò è ancora possibile adesso – di salvare il salvabile, per poi riaprire la partita politica e rigiocarla per vincerla. Bisogna ripartire avendo piena consapevolezza che in Italia lo stato di diritto è stato fatto a pezzettini e che quindi le forze politiche di stampo moderato e riformista giocano una partita difficilissima perché l’arbitro non è neutro, non è terzo, non è stato nemmeno “comprato”, ma una parte cospicua degli arbitri (cioè del sistema giudiziario) è addirittura alla guida della squadra avversaria. Una partita difficilissima, quindi, ma che può essere ancora giocata a condizione che non si facciano errori e che non si facciano autogoal. Una partita nella quale è decisivo che il Pdl realizzi alleanze, che si abbiano rapporti positivi con tutti coloro che non fanno organicamente parte del “circo, mediatico-giudiziario” a partire dal Presidente della Repubblica che solo chi gioca al tanto peggio tanto meglio nel centrodestra può definire un “traditore”. Comunque, diversamente da Craxi, Silvio Berlusconi, pur essendo stato massacrato dall’attacco giudiziario – che è arrivato a condannarlo in via definitiva e a interdirgli i pubblici uffici – ha ancora una grande risorsa, purchè essa venga impiegata bene, che è quella di godere tuttora di un rilevante consenso nel paese. Orbene a mio avviso occorre partire da lì, e anche dal ruolo e dalla stessa popolarità che nel corso di questi anni ha acquisito Angelino Alfano, checché ne dica qualche analfabeta, per provare a giocare in altro modo la battaglia politica.
D’altra parte, caro Merlo, qui si è corso il rischio di rovesciare la partita rispetto ai termini in cui a suo tempo essa fu giocata da Martelli, che certamente a un certo punto tentò il parricidio. La decisione presa da Berlusconi in solitaria o con il concorso dei più estremisti dei suoi consiglieri, di far dimettere i ministri del Pdl dal governo per mettere in moto una sorta di apocalisse, (erano contemplate anche le dimissioni dei parlamentari del Pdl) fu un grave errore politico e, sia detto scherzosamente, in un certo senso anche una sorta di tentato “figlicidio”.
Il governo Letta-Alfano è nato a suo tempo proprio per iniziativa di Berlusconi, e aveva come ovvia implicazione quella di guadagnare tempo e di evitare che si coagulasse in un solo blocco lo schieramento potenzialmente giustizialista (Pd, Sel, M5S), eleggendo anche un presidente della Repubblica fatto su quella stessa lunghezza d’onda.
Berlusconi ebbe l’intelligenza di sparigliare tutti i giochi. L’obiettivo era anche quello di avviare una più profonda pacificazione, ma esso fu frustato dall’azione degli uomini di Magistratura Democratica e di De Benedetti. Si è così determinata una delicata situazione di stallo, nella quale, però tuttora questo governo può servire ad evitare il peggio e a prendere tempo. Orbene, in questo contesto, caro Merlo, consentimi di dire allora che la distanza dal caso Craxi-Martelli è molto profonda. Infatti se fosse stato perpetrato quel potenziale figlicidio esso si sarebbe risolto in un tale errore politico che a mio avviso si sarebbe rapidamente tradotto nel suicidio collettivo di tutto il Pdl. Quell’errore fu in un primo momento arginato e corretto dalla risposta dello stesso Alfano, di un congruo numero di parlamentari e poi da un ripensamento profondo effettuato dallo stesso Berlusconi al quale non mancano la duttilità, la velocità e l’intelligenza per correggere i passi falsi. Infatti “l’apocalisse del Pdl”, cioè l’iniziativa di dare le dimissioni dal governo e dei deputati e senatori dal Parlamento, si fondava su un disegno a mio avviso del tutto sbagliato, anche se elaborato da menti raffinatissime che lo hanno prima suggerito e poi ossessivamente riproposto a Berlusconi. Secondo quell’ipotesi infatti, in seguito a quella devastante successione di dimissioni dal governo e dal parlamento, ci sarebbe stata la caduta del governo Letta e di conseguenza si sarebbero sicuramente fatte le elezioni anticipate entro novembre, con questo sistema elettorale. Orbene, sempre secondo questo progetto, quelle elezioni le avremmo quasi sicuramente vinte e una volta che le avessimo vinte avremmo anche cambiato le leggi che hanno colpito Berlusconi. Non sto parlando di un piano segreto, perché esso è stato esposto a più voci in varie riunioni. Orbene, francamente, a mio avviso, si trattava di una sorta di costruzione onirica con scarsi rapporti con la realtà. Infatti in primo luogo qualora Berlusconi e il Pdl si fossero assunti o si assumessero la responsabilità di far cadere davvero il governo, ciò provocherebbero tali reazioni in termini di spread e di valori borsa e un tale vuoto di potere che determinerebbe una forte perdita di quei consensi che oggi leggiamo nei sondaggi. Questa perdita di consensi avverrebbe non perché l’attuale governo è di una popolarità travolgente ma perché sarebbe del tutto impopolare la sua caduta. Infatti oggi tutte le forze sociali vogliono contrattare i provvedimenti della legge di stabilità modificandoli anche profondamente, ma non vorrebbero certamente far cadere il governo provocando un salto al buio. In secondo luogo nel caso di una crisi del governo Letta certamente il presidente della Repubblica metterebbe come minimo in campo un governo di scopo, ostile già in partenza al centrodestra, che farebbe una legge elettorale senza alcuna possibilità di condizionamento da parte nostra. Con questa legge si andrebbe a votare a febbraio marzo con Berlusconi incandidabile. Perdipiù, poi, visto il tipo di rottura operata, allora il Pdl o Forza Italia cavalcherebbero i contenuti politici e programmatici fra i più estremi e radicali. Ora tutto ciò si tradurrebbe in una sconfitta certa.
Abbiamo già visto negli Stati Uniti quale danno la corrente dei Tea party ha fatto al partito repubblicano. A nostro avviso, invece, c’è in campo la possibilità di una linea del tutto diversa, che parte da un’intesa e da una divisione dei ruoli e dei compiti tra Berlusconi e Alfano, fondata sulla realistica presa d’atto della situazione esistente e sul lavoro per la costruzione di una larga aggregazione politica che risulti alternativa al centro-sinistra. In questo quadro l’attuale governo va mantenuto fino al 2015. Bisogna contestare in tutti i modi possibili la decadenza ma Berlusconi dovrà svolgere il ruolo del leader carismatico anche se venisse collocato fuori dal parlamento dai colpi finali dell’uso politico della giustizia, continuando a esercitare la predicazione politica e ad avanzare le proposte programmatiche ricorrendo ai vari strumenti mediatici nei quali eccelle. A sua volta Alfano è l’unica personalità nuova espressa dal Pdl nel corso di questi anni, a suo tempo designato da Berlusconi, che può essere competitivo nei confronti di Renzi e di ciò che comunque esprimerà il Pd.
Nel Pdl il rapporto fra Berlusconi e Alfano deve consapevolmente combinare insieme continuità e novità perché non si può presumere di rimanere attestati sul solo Berlusconi quando egli non è candidabile. In tutto ciò c’è esattamente il contrario di un tradimento, e chi lo qualifica come tale dice il falso. La prospettiva di fondo è quella che è stata indicata da Alfano qualche giorno fa con una battuta: nessun “centrino” ma un grande centrodestra che si allarghi anche al centro, vista la crisi e il fallimento di Scelta Civica e che specialmente aggreghi le forze culturali e sociali: una parte della Confindustria, le associazioni che compongono Rete Italia, settori della Cisl e della Uil. Né un “centrino” , né, aggiungo io, una versione estremizzata e caricaturale di Forza Italia che sarebbe in effetti la negazione di quella originaria e che costituirebbe un grande favore fatto alla sinistra. Infatti la posizione nichilista-estremista che rifiuta ogni soluzione intermedia e che invoca paradossalmente l’arresto di Berlusconi per farne una sorta di grande spot elettorale è totalmente sbagliata. A nostro avviso chi propone una linea di questo tipo e che si presenta come ultralealista nei confronti di Berlusconi e che punta a liquidare chi dissente come un traditore, in effetti punta a servirsi di Berlusconi non come di un soggetto politico attivo nelle condizioni date, che non siamo certo noi ad aver determinato, ma come una sorta di prigioniero politico da utilizzare come una icona o come un “santino” per una forza politica residuale di nostalgici, secondo modelli già visti ai tempi della Reppublica di Salò e dopo nei primi anni dell’Msi. Un’esperienza anni luce lontana dal grande partito di centrodestra che dobbiamo costruire partendo di qui, dal Pdl, da Berlusconi e da Alfano avendo per obiettivo quello di costruire un grande partito moderato e riformista di stampo europeo.
di Fabrizio Cicchitto